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No Logo - Naomi Klein

 
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Giuseppe
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Registrato: 23/03/07 10:28
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MessaggioInviato: Dom Ago 10, 2008 4:47 pm    Oggetto: No Logo - Naomi Klein Rispondi citando

Saggio su come le grandi aziende multinazionali hanno acquisito potere economico, politico, e culturale, e su come questo influisca negativamente sui diritti umani e sull'ambiente, nelle zone più povere (e non) del pianeta.
Ma Naomi Klein non si ferma all'analisi certosina delle dinamiche che portano grandi multinazionali come la Nike o la Shell a guadagnare miliardi di dollari sulla pelle di lavoratori sottopagati (quando gli va bene, per intenderci) e maltrattati: la giornalista canadese infatti analizza anche i fenomeni legati alla "resistenza" NoGlobal e all'interferenza culturale, senza riuscire a nascondere, soprattutto alla fine, come anche lei stessa si senta "attivista".
La critica più grande fatta a questo libro è che parla di fatti già noti, ma personalmente credo che leggere delle testimonianze faccia comunque un altro effetto rispetto alla semplice conoscenza per sentito dire, senza calcolare il fatto che non è vero che tutti sappiano...in molti, credo, non si pongono nemmeno simili problemi.
Fortunatamente le armi che le aziende usano per i loro profitti possono facilmente rivelarsi dei boomerang, soprattuto nell'era di Internet: un'era priva di confini reali, durante la quale l'Indonesia o la Nigeria, teatri di tragedie immani, sono a portata di click.
Ma Naomi Klein non è accanita contro la globalizzazione, non vuole distruggerla e portare tutto a una forma di organizzazione locale, no.
Semplicemente, partendo dal locale, vuole trovare una via che porti l'economia a crescere, com'è giusto che avvenga, ma senza mai distaccarsi dall'etica...perchè lo sviluppo non è antitetico all'etica.

Nelle ultime fasi mi chiedevo se il principio della mano invisibile può oggi essere ritenuto valido. Credo di no...oggi il bene privato non porta necessariamente anche ad un bene pubblico se gli imprenditori sono degli approfittatori che non gestiscono equamente il ricavato delle vendite, a danno dei lavoratori, sempre più sfruttati...Cosa direbbe Adam Smith davanti ai bambini della Nike? O davanti alle popolazioni del Delta del Niger, le cui terre sono "macchiate" dal petrolio e dal sangue?

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Nessuno che impari a pensare può tornare a obbedire come faceva prima, non per spirito ribelle, ma per l'abitudine ormai acquisita di mettere in dubbio ed esaminare ogni cosa. -Hannah Arendt-


«Io rido...! Signori miei, io rido...» -Luigi Pirandello-

No, soltanto coloro che amano l'ingiustizia perchè vivono dell'ingiustizia dicono che non c'è nulla d'ingiusto; e questo per divertirsi a farti passare per un Don Chisciotte, e al tempo stesso per continuare a far girare i loro mulini a vento.
-Multatuli (Eduard Douwes Dekker)-
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richelieu
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MessaggioInviato: Dom Ago 10, 2008 9:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un classico Giuseppe.
Il problema non è tanto delle multinazionali stramiliardarie,è anche un problema nostro.pochi sanno quante imprese italiane sfruttano lavoratori stranieri o bambini per produrre a pochi euro prodotti che poi verranno venduti a cifre astronomiche nelle varie boutiques di Via Condotti o Via Montenapoleone.C'è stato un famoso servizio di Report sulla Gucci.Borse che venivano assemblate da ditte di cinesi illegali per 100 euro venivano rivendute a Roma,Firenze,Milano a 1500 euro,e a Parigi e Londra a 3200 euro.
Il profitto dovrebbe essere un motore di crescita di una società.
Basti vedere il Rinascimento.
I ricchi di allora,ovvero i nobili,investivano in opere d'arte,in ospedali,in chiese,in strade.
I ricchi di oggi hanno società offshore per fregare il fisco italiano e pagano gli operai 5 euro l'ora.Siamo diventati ormai una società individualista dove conta solo il proprio benessere e quello della nostra cerchia più ristretta.Questa sottocultura sta uccidendo l'Italia
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Giuseppe
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MessaggioInviato: Lun Ago 11, 2008 8:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

Io condivido totalmente, Richelieu...
Ma credo che questa sottocultura sia sempre esistita. Il problema è che la sua controparte, quella cui tu facevi cenno parlando del Rinascimento, sembra essersi estinta...Quale sarà il motivo di un così netto espandersi di questa cultura? E a cosa ci porterà, se continuerà così?
Queste sono le mie domande...

D'altra parte non bisogna nemmeno andare in Cina per sfruttare le persone...ci si riesce benissimo anche in Italia...ad esempio, due anni fa ho lavorato in un'azienda che riceveva delle commesse dalla Vodafone e dalla Wind per fare campagne pubblicitarie su telefoni cellulari o fissi...
Ebbene se si riusciva a raggiungere l'obbiettivo giornaliero si guadagnava la bellezza di 5 euro all'ora, per turni di 7-8 ore (e a volte c'era chi accettava di prolungare per 9-12)...altri erano meno fortunati di me e ne guadagnavano 3 all'ora...(e c'è da considerare che se un giorno capitava qualcosa ai computer o finivano i numeri o qualcos'altro, non guadagnavi niente...oppure ad esempio se lavorari solo un' ora, anche se per colpa dell'azienda stessa, guadagnavi solo 3-5 euro) Ora, a parte il mio giudizio su questo tipo di lavoro, che incarna la nuova schiavitù, ciò che mi fa arrabbiare è che il "capo" non investiva certo tutti i soldi che le aziende gli davano per noi e per gli strumenti e i locali del mestiere...insomma ci guadagnava sopra in maniera spropositata...e ciò che fa più rabbia è che poi siam venuti a sapere che, a parità di lavoro, più a nord si sale più lo stipendio aumenta...quindi, per tornare al dunque, anche in Italia c'è chi specula sulla situazione di difficoltà lavorativa regionale...

Ecco l'ho detto! Pensavo proprio a quest'esperienza mentre leggevo alcuni capitoli di No Logo...Che poi per me è stata positiva perchè è stato il primo lavoro e mi ha permesso di pagare da solo un intero anno di università è un conto...ma altre persone andavano lì per necessità e perchè avevano situazioni critiche alle spalle...e non è giusto che un paese civile permetta che si vengano a creare situazioni lavorative così precarie e gravi...ma purtroppo oggi l'economia tende a creare principalmente questo tipo di lavoro...non flessibile, ma precario.

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MessaggioInviato: Ven Ago 15, 2008 5:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

E' vero che al nord si guadagna di più Giuseppe,ma la vita è anche molto più cara.Te lo dice uno che vive probabilmente nella città più cara d'Italia +tristi Quanto allo sfruttamento purtroppo anzichè diminuire aumentano queste forme ambigue di assunzione che in pratica servono solo a far arricchire pochi ai danni di molti.La chiamano "flessibilità",ma è una fregatura colossale,perchè la flessibilità sta solo dalla parte di chi presta opera mentre chi paga ti dice "o questo o niente!"
Non è tanto l'economia che tende al precariato,alla flessibilità,alla globalizzazione,sono tutte palle,se leggi gli economisti più importanti al mondo,sia quelli liberal che i neo-con,ti diranno tutti la stessa cosa,funziona l'idea vincente con il gruppo di persone vincenti,è sempre stato cosi e sarà sempre cosi.E soprattutto che il denaro deve girare,più velocemente gira e più la società ne trae enormi benefici.Investire è la parola d'ordine,speculare porta solo distruttività
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