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Quanto dolore per la musica

 
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Autore Messaggio
nina
Giovane promessa
Giovane promessa


Registrato: 25/02/09 00:30
Messaggi: 459

MessaggioInviato: Gio Apr 16, 2009 6:41 pm    Oggetto: Quanto dolore per la musica Rispondi citando

(N.d.A.: questo è uno scritto giovanile)

Quanto dolore per la musica. Ma anche, quanto amore, gioia, quanta incrollabile volontà. E la parola, questo suono ingabbiato che prova a descrivere un suono libero… che sciocca che ancora ci provo. La voce deve essere codificata, per forza, gli altri devono poterti capire, ma la musica è linguaggio universale, eterno. Dopo la musica, può solo esserci silenzio. È già tutto spiegato nelle note. Cos’altro ancora c’è da capire? Senti il corpo, la FISICITÀ della musica. La CORPOREITÀ dell’amore, mio caro Luca. Vorrei poterti amare, accarezzare il tuo corpo, interpretare le tue sembianze come si interpreta una partitura.
Come si fa ad essere ambiziosi pensando alla musica? Più l’ascolti, più capisci di essere fuggevole, di poter essere solo un piccolo suddito al suo cospetto.
La musica basta a se stessa, questa è la fregatura per i musicisti. Quando suono il violino, io in realtà studio il mio corpo, il mio essere. Nella musica non c’è da studiare, c’è solo da sentire; come quando fai l’amore, Luca, pensi al tuo corpo, al piacere dell’altro, non a quello che succederà, o a quello che è successo.
No, un momento, c’è una parte razionale anche nello studio di uno strumento, ma rimane nel fisico. Le note non hanno bisogno che di essere suonate, per essere belle. Lo strumentista è un intermediario, ed il suo mezzo è lo strumento. Tutto qui. L’ambizione è per gli sciocchi, per chi crede di essere il creatore della musica che suona. Portando il concetto all’estremo, lo stesso compositore non è creatore, ma solo scopritore, avventuriero nel mondo armonico.
Quando sento la “Passione di Matteo” mi sembra evidente che è talmente irreale, sovrumana, che c’era già. Anche Bach è morto. Ma la “Passione” è eterna. Ed eternamente commovente, è magia, dopo averla ascoltata ti guardi intorno e ti chiedi perché hai dormito così tanto. È un discorso, ma non per la mente: costruzione teorica, mastodontica di contrappunto, ma è diretta all’anima, e viene compresa dalla parte irrazionale. Più l’ascolto, più vorrei averti qui, dirti che farei l’amore con te anche adesso, magari neanche parlarti, solo guardarti; l’eloquenza degli occhi è pari se non superiore a quella della favella. Stringere la tua mano, poterti spogliare. Quanto ti desidero.
Ma senti Bach. Posso anche fare la spazzina per tutta la vita, e sarei felice lo stesso; l’importante è avere con me la musica, tutto il resto è un dettaglio. Le cose si capiscono con l’umiltà, con la capacità di mettere in gioco le proprie certezze senza timore o superbia; nel momento in cui perdessi l’umiltà, mi chiuderei la possibilità di capire, e questo non sarà mai.
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