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Giampaolo Pansa - Il sangue dei vinti

 
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Turtle
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MessaggioInviato: Gio Gen 19, 2006 3:37 pm    Oggetto: Giampaolo Pansa - Il sangue dei vinti Rispondi citando

Questo libro è diventato famoso, più che per i contenuti in sè, per le polemiche che questi hanno suscitato. In verità i contenuti sono piuttosto semplici, sono una cronaca di ciò che successe in Italia dal giorno della Liberazione (25 aprile 1945) per i giorni, i mesi e in qualche caso gli anni successivi.
Nel libro si racconta, in modo giornalistico quindi assolutamente non valutativo, di come il periodo successivo alla caduta del Regime fascista si possa configurare come una vera e propria guerra civile, nella quale i vincitori, spesso animati da spirito di vendetta più che di giustizia (e talvolta spinti da obiettivi anche assai meno nobili) si accanirono, col pretesto del "nemico fascista" contro intere fasce di popolazione.
Il conto finale di questa mattanza, perchè solo così si può definire, è stato calcolato intorno ai 20.000 morti. A volte, è vero, si trattava effettivamente di gerarchi o capi fascisti, di aguzzini che avevano seviziato e ucciso a loro volta ; ma molto spesso nel calderone finirono persone che del partito fascista avevano solo l'ideale o magari la tessera (necessaria durante il ventennio per esempio per lavorare nel pubblico impiego); e ancora troppo spesso finirono civili che con il fascismo non avevano mai avuto nulla a che fare, e addirittura qualcuno che stava dalla parte "giusta", morto magari per un errore o per una delazione.

A prescindere da ogni valutazione di tipo politico, e anche etico, trovo che questo libro restituisca, sia pure crudelmente, un po' di verità storica ad un periodo che troppo spesso ci è stato descritto solo come "glorioso". Perchè se è vero che il Regime fascista poteva essere un abominio da cancellare, se è vero che i perdenti dovevano pagare, l'accanimento con cui questa vendetta si è consumata fa a tratti pensare che i buoni, alla fine, sia pur con tutte le giustificazioni storiche del caso (che allora però devono valere per tutti), non fossero molto meglio di chi li aveva preceduti.

L'altra morale che si può trarre è che comunque l'essere umano è fragile e ha moltissimi lati oscuri, a prescindere dalla fazione per cui parteggia.
Ed è anche vero che la storia la fanno i vincitori e che dovunque, e comunque, chi perde paga.
E questa, come ci hanno insegnato altre rivoluzioni meno vicine a noi geograficamente ma più prossime nel tempo, è una storia che tristemente si ripete, e dalla quale non riusciamo mai ad imparare nulla.

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<center>"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi" (Marcel Proust).
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Poi mi chinerò sui rami lisci, e chissà come - ma accade tutte le volte - mi ritroverò là, all'incrocio tra i Mondi, e allora andrò a casa... ©Hal

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Haleth
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MessaggioInviato: Gio Gen 19, 2006 3:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ecco, questo è un libro che devo assolutamente leggere. Ho sempre rimandato l'acquisto, e il più delle volte l'ho fatto a causa della polemica che si era innescata, dato che non mi piace mettermi a leggere qualcosa mentre tutti ne dicono di cotte e di crude. Voglio conservare una certa libertà di giudizio, e soprattutto leggere in pace, senza che tutto, dalla televisione ai giornali, continui a rimandarmi agli starnazzamenti in materia.
Ma direi che adesso è passato abbastanza tempo! +dispettose

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La verità è che la verità cambia [Nietzsche] e la TOCCAGGINE IMPERAT! [Haleth]

<center>M.I.A.O. società di consulenza: frivolezza, demenza senile, demenza giovanile, demenza maturile.

Scroccona dello Scrocchiere con licenza di scrocc(hi)o, Comitatosa dello Scudo Stallare Anti-Suppostizio, Confortiera Erbifora Bretellica del(la) M.I.A.O. Stan(s)tUff del(la) M.I.A.O. (), Nobile Zanzariera e Malarica Iniettiva</center>



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richelieu
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MessaggioInviato: Ven Dic 14, 2007 5:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

l'avevo letto tempo fa.A me Pansa piace,mi piace come scrive e quello che scrive,fregandosene poi delle critiche.certo ci sono parecchie lacune storiche nel libro,interi pezzi della Resistenza mancanti,ma quello non è un trattato sul tema,quindi va bene cosi come è impostato.
secondo me si è trattato più che di una guerra civile,di un gigantesco regolamento di conti,calcolando che la popolazione italiana aveva subito per venti anni un regime dittatoriale era inevitabile che ciò accadesse.In questo ci sono stati moltissimi episodi esecrabili,che non c'entravano nulla con la giustizia,addirittura esecuzioni di capi della resistenza,solamente sospettati di avere un qualche interesse in certi traffici o di connivenza con il nemico,poi regolarmente smentiti dai fatti,ma intanto le persone erano sparite.La maggior parte dei veri criminali di guerra nazisti e fascisti si erano già salvati o comunque nel corso degli anni se la cavarono abbastanza a buon mercato(kappler su tutti).Quindi come al solito ci andarono di mezzo la povera gente,i fascisti di secondo e terzo ordine,moltissimi cattolici,una pagina brutta del dopoguerra italiano.
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Max
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MessaggioInviato: Mar Giu 03, 2008 6:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

E' difficile dare un giudizio equilibrato su un periodo simile. Ancora piu' difficile evitare che una tesi simile venga declinata in modo atto ad assecondare fini che con la correttezza storiografica hanno poco a che vedere.
La mia visione in sintesi, che riprende cose gia' dette da voi.

Dopo l'armistizio del 1943 lo stato italiano si sgretolo', di fatto saltarono completamente e improvvisamente tutte le funzioni di controllo e ammortizzamento normalmente svolte dallo Stato in forma di autorita'. Ne consegui' un grosso carnevale di momentanea anarchia, in cui a fronte di un delitto commesso la "certezza ella pena" di beccariana memoria diventava un concetto quantomai rarefatto.
In questo momento di certezza dell'impunita', di fatto si scoperchio' il vaso di pandora di tutti i vizi umani e i lati oscuri normalmente tenuti al guinzaglio dalle istituzioni che regolano il vivere civile e sanzionano i reati, alla faccia degli anarchici e di chi ancora vaneggia del mito del buon selvaggio e della violenza figlia delle istituzioni.
In parole povere: saltate tutte le regole, cio' che accadde fu natura dei singoli, peraltro esasperata da vent'anni di rospi [CENSORED] ti (spesso con l'aiuto dell'olio di ricino e dei manganelli, che spaccarono anche le costole del mio nonno materno all'epoca sedicenne). Lo stesso copione puo' ripetersi in qualunque sistema che passi dall'ordine al caos nello spazio di un giorno, a prescindere dalle ideologie implicate. Perche' in quel momento a governare non sono ne la ragione ne l'ideologia, ma la pancia dei singoli. Vendetta o malizia, alla fine poco importa.
Non si possono e non si devono negarei fatti, ma inquadrare un periodo di caos e di violenze generate dall'assenza dello stato (e dalla presenza di eserciti e bande armate) sul territorio, e trattarlo alla stregua della persecuzioni e degli omicidi sitematici operati da un sistema dittatoriale che conobbe potere e stabilita' per 20 anni, mi sembra scorretto.
E' corretto invece, dire che fu guerra civile, e non una compatta insurrezione del Popolo Italiano (unito quando mai?) contro un nemico comune. Tant'e' che la storiografia anglosassone (e pure Hobsbawm se non sbaglio, ma non sono sicuro) lo dice chiaramente e senza farsi troppi problemi.

Tuttavia, lo stato che emerse da quel periodo e da quegli ideali, per corrotto e scalcinato che fosse, e' un o stato che permette liberta' civili (almeno al tempo della mia ultima visita), imperfette quanto si vuole, ma costituzionalmente garantite (pur con qualche limatina qua e la).
Il problema non e' Pansa ma la strumentalizzazione di una esposizione di fatti oggettivi, per estrapolare conclusioni generali. Ci dobbiamo chiedere: quale conclusione dobbiamo trarne?
Dobbiamo dire che gli uni equivalevano agli altri, che i fascisti hanno la coscienza a posto, che l'Italia repubblicana ha una dignita' ontologica pari o inferiore all'Italia fascista?
Il fiume di parole scritte sull'argomento e' in larga parte strumentale alla risposta della domanda di cui sopra.
La mia risposta:
Passata la guerra e ristabilito' il sistema della convivenza civile, nessuno dei miei familiari e' stato ridotto in fin di vita dalla (corrotta) Repubblica italiana, con costituzione democratica, sorta da quel caos.
Non posso dire lo stesso del regime fascista coi suoi treni in orario, in periodi di analoga pace civica.

Non si puo' ignorare la sottile differenza fra crimini commessi sotto l'ombrello di uno stato compiacente che sopprimeva il diritto al dissenso, e i regolamenti di conti in tempo di guerra in cui ogni regola, legge e istituzione era saltata.
Questo e' a mio avviso il punto da sottolineare, assieme alla "ovvia ma non banale" considerazione che e' un marchiano errore aver assecondato la percezione storica della Resistenza come qualcosa "de sinistra", (di fatto lastricando la strada alla polemica revisionista su basi politiche), invece di interiorizzare il rifiuto della dittatura come un patrimonio che dovrebbe essere comune sia a destra che a sinistra, in un paese politicamente (e democraticamente) maturo.
Ma come disse Montanelli, "gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello", e aggiungerei: e a sinistra senza finire nel casino.

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"Caelum, non animum mutant, qui trans mare currunt." --- Orazio

"Nothing is impossible for the man who doesn't have to do it himself." --- Weiler's law

Tesoriere e Foco Rigattiere Gran Cancellaro dello Scrocchiere della M.I.A.O.
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Registrato: 26/07/07 15:43
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MessaggioInviato: Mer Giu 04, 2008 8:10 am    Oggetto: Rispondi citando

Sono d'accordo con te Max.
Credo che molto ci sia ancora da scrivere rigardo una parte della Resistenza che non era comunista o socialista.Per esempio i miei zii,tutti imprigionati e torturati prima dalle SS e poi anche dalla Banda Koch,erano dei cattolici convinti e assolutamente contrari al comunismo.Hanno si combattuto fianco a fianco ai comunisti e socialisti,ma la loro idea di Italia dopo la guerra era totalmente diversa da quella che poteva avere un giovane comunista o socialista di allora.Eppure queste persone nei libri di storia non ci sono mica.Hanno urlato sotto le torture,molti sono morti fucilati,ma sono una parte ancora poco esplorata di quel periodo,purtroppo.Poco a poco ci arriveremo,l'importante credo sia essere consci di vivere in una epoca diversa,con uno spirito diverso,dove per fortuna si può vivere in pace e manifestare il proprio pensiero liberamente.Credo che i mei parenti abbiano combattuto essenzialmente per questo....
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