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Vivere alla fine dei tempi - Slavoj Žižek

 
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Aleph
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MessaggioInviato: Mer Mag 23, 2012 10:09 am    Oggetto: Vivere alla fine dei tempi - Slavoj Žižek Rispondi citando

Ponte alle Grazie - Saggi
E' un autore difficile, provocatorio, destabilizzante, nella sua analisi dei nostri tempi visti attraverso lenti lacaniane, spinge alla reazione anche con simboli forti, che impongono l'attenzione sui temi che tratta. Il libro è dal mio punto di vista catartico, paragona la fine di un sistema,quello capitalistico, al percorso per tappe della rielaborazione di un lutto nella psicologia individuale. I capitoli sono suddivisi nelle cinque fasi riprese dalla psicologa Elisabeth Kübler-Ross: il rifiuto, nel momento in cui l'occidente opulento pensa che non può star davvero succedendo a lui, la collera, il venire a patti, la depressione e infine l'accettazione.
Il saggio è psicologico, filosofico, sociologico ma si serve anche di simboli presi dal cinema, dalla letteratura, archetipi del remoto passato e le rielaborazioni contemporanee, per giungere infine, non ad una fine, ma ad un cambiamento partendo da una opportunità. Quella che ci offre oggi la crisi. Si può non condividerne tante tesi, o prenderne le distanze come mi è capitato più volte davanti a metafore troppo forti, non si può negare però che la forza dei suoi temi, il suo ribaltare completamente delle provocazioni svuotandole del senso e ricreando un significato del tutto nuovo, come se stesse facendo con le parole dell'imporovvisazione jazz, impongono alla coscienza di prendere una posizione, scuotono, svegliano l'attenzione imponendole di restar vigile. Qualcosa però mi lascia molto perplessa per gli ultimi eventi capitati a Brindisi e quello che Žižek sostiene nelle ultime pagine, quando ritiene necessario appoggiare l'idea dell'atto violento, non quello che uccide la gente, ma quello che è ricorso al duro Reale della violenza diretta - l'action directe - per risvegliare le masse dalla cinica rassegnazione in cui versa. Ammetto di star scrivendo queste parole con una forte ansia e angoscia per quanto è successo appena pochi giorni fa, ma sentivo di dover agganciare quanto mi scosse durante la lettura di questi passi, e di come ora hanno una luce totalmente diversa dopo i fatti di Brindisi.
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Turtle
Comare
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Messaggi: 8636

MessaggioInviato: Sab Ago 04, 2012 10:58 am    Oggetto: Rispondi citando

Non ho letto il libro, né credo lo leggerò perchè ho già i miei spunti di riflessione sulla realtà quindi preferisco dedicarmi ad altro. Ma ben venga qualsiasi cosa possa svegliare le persone dal torpore in cui sembrano sempre più scivolare, assolutamente inconsapevoli di ciò che loro succede, salvo poi riversare una frustrazione che evidentemente appartiene loro (ma credo appartenga a tutti noi, soprattutto di questi tempi) ma della quale non hanno la minima coscienza, in atti inconsulti, immotivati e spesso estremi (banalmente, non avete notato quanto il livello di aggressività media della gente e maleducazione sia aumentato? O i maleducati li incontro solo io?)

In generale penso che l'aggressività faccia parte di noi e che quindi debba essere gestita in forme non dannose (sublimazione o altro, non mi importa); prima di essere gestita penso però debba essere riconosciuta e accettata, senza la consapevolezza non si va lontano, e purtroppo quel che mi sembra manchi, in questa fase storica forse più che in altre, è un briciolo di consapevolezza generale.

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<center>"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi" (Marcel Proust).
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Poi mi chinerò sui rami lisci, e chissà come - ma accade tutte le volte - mi ritroverò là, all'incrocio tra i Mondi, e allora andrò a casa... ©Hal

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Aleph
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Messaggi: 50

MessaggioInviato: Mar Ago 14, 2012 10:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Condivido in pieno quello che dici, c'è poca consapevolezza e poca voglia (o tempo?) di fare introspezione, autoritica, o anche capire il perché del proprio disagio, se c'è, quando si riversa sugli altri sotto forma di aggressività. Per quello che riguarda la maleducazione, io credo che sia proprio la cultura dell'italiano ad essere priva di quelle banali forme di rispetto per gli altri, purtroppo ehm, non siamo polite, come gli inglesi.
Le vie però d'uscita da questo periodo le sto apprendendo da Edgar Morin, non è difficile solidarizzare con gli altri, basta vler bene a se stessi, e facendo il meglio per sé lo si fa automaticamente anche per gli altri ( ecologicamente ad esempio rispettando l'ambiente).
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