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Le gazze ladre - Ken Follett

 
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Haleth
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MessaggioInviato: Dom Apr 27, 2014 2:13 pm    Oggetto: Le gazze ladre - Ken Follett Rispondi citando

<p><img border="0" src="http://s13.imagestime.com/out.php/i943871_gazzeladre.jpg" align="left">Le gazze ladre
Ken Follett
Editore: Mondadori
Collana: Oscar bestsellers
Data di pubblicazione: 15 aprile 2003
10,00 €
427 pagine
ISBN 10: 8804516372
ISBN 13: 9788804516378



ATTENZIONE: SPOILER!!! Di seguito vengono rivelati particolari essenziali della trama, tra cui la conclusione.(Ma tanto, se comincerete a leggerlo, capirete il finale a pagina cinque o giù di lì)




Dal 2000 o giù di lì, tutto ciò che ho letto di Ken Follett è stata una delusione. "Il martello dell'Eden" era un inno alla noia, "Codice a zero" indigeribile; "La cruna dell'ago", da tanti esaltato come uno dei migliori, irritante per certe inverosimiglianze nei personaggi; e "Il codice Rebecca", pur non brutto, per motivi che non ricordo non mi aveva coinvolta. Perciò finii per lasciar stare Follett per tre o quattro anni.

Ora è arrivato il momento de "Le gazze ladre". Il romanzo ha un ritmo incalzante e non c'è quasi un momento di stanca, ma i pregi finiscono lì.
I personaggi sono poco approfonditi anche per gli standard di un romanzo d'azione, e pensano e agiscono in modo incoerente. Un esempio: la protagonista femminile, Flick, è un maggiore dell'esercito, un'agente che opera dietro le linee nemiche con la Resistenza francese, una donna cazzuta, decisa, forte, che è sopravvissuta sotto copertura più di qualunque altro agente inglese. Questa virago, mentre riferisce al suo superiore in merito a una missione di sabotaggio fallita miseramente, <i>scoppia a piangere</i> al pensiero dei compagni morti, e il suo superiore <i>la abbraccia e la consola</i> "con voce rotta dall'emozione". A spiegazione di questa improbabile scenetta, l'autore ci dice che l'uomo "era come un padre per lei [Flick]", ma perché le cose stiano così non ci è dato sapere.

Incoerenti purtroppo sono anche taluni passaggi non marginali della trama: proprio all'inizio del romanzo, Flick e Michel, suo marito e capo del locale nucleo della Resistenza a Reims, stanno per tentare il sabotaggio di una centrale telefonica, situata nel vicino castello di Sainte-Cécile e attraverso la quale transitano le comunicazioni da e per Berlino. Si tratta di un'azione di vitale importanza in previsione della prossima invasione degli Alleati.
Nei minuti carichi di adrenalina precedenti l'attacco alla centrale, quando sa di dover entrare in azione da un momento all'altro, Flick riflette, nell'ordine, su:

- il suo amore per la Francia;

- la sua carriera come agente sotto copertura;

- il suo matrimonio;

- le sue aspirazioni future.

Infine, quando il lettore comincia a sospettare che si sia dimenticata perché diavolo è lì, pensa anche alla missione. E veniamo a sapere che il piano d'attacco è

<blockquote>[...]basato sui rapporti dell'Mi6, il servizio segreto britannico: secondo le loro informazioni il castello era difeso da un distaccamento di SS che si dividevano su tre turni di dodici uomini ciascuno.</blockquote>
I membri che stanno per tentare l'attacco però sono quindici, perciò hanno la superiorità numerica. Senonché:
<blockquote>Un pensiero inquietante continuava però a tormentare la mente di Flick: quando aveva parlato con Antoinette delle stime fatte dall'Mi6, la donna aveva aggrottato la fronte dicendo: "Sarà, ma a me sembrano di più".</blockquote>
Quindi i nostri eroi si ritrovano con due informazioni contrastanti e il rischio di veder fallire la missione. Che fare? Forse non bisogna dare peso a ciò che dice questa Antoinette? Zia di Michel, Antoinette lavora come donna delle pulizie all'interno del castello (quindi parla per esperienza diretta) e ha fornito al gruppo di Flick e Michel la mappa dell'edificio (quindi simpatizza per la Resistenza). Insomma, è degna di fiducia. Inoltre, si legge subito dopo,
<blockquote>Antoinette non era una stupida [...] e poteva avere ragione.</blockquote>
Tutto ciò fa pensare che la sua valutazione degli uomini che i partigiani si troveranno ad affrontare sia da prendere sul serio. Perciò cosa fanno i nostri eroi? Rimandano la missione? Infiltrano qualcuno nel castello? Mandano una comunicazione a Londra del tipo: "Ehi, provate a contare di nuovo"?
Vediamo:

<blockquote>Michel non era stato in grado di chiarire le discrepanze tra le stime dell'Mi6 e le valutazioni di Antoinette [ok Ken, ma saresti così gentile da dirci in che <i>modo</i> ci ha provato? No, perché sai, se tu lo facessi i lettori potrebbero <i>capire</i> per quale motivo Michel non è stato in grado di chiarire le discrepanze...]. Viveva a Reims, e né lui né gli altri del suo gruppo conoscevano bene Sainte-Cécile [WTF?! E' una barzelletta? Dove viva Michel ha un'importanza relativa. Nel castello, per inciso, lavorano parecchi altri civili, oltre ad Antoinette. Possibile che tra questi non si possa trovare nessuno che sappia fornire informazioni? Cos'è, Sainte-Cécile è un covo di reazionari? Ma per tutto il romanzo non si fa altro che ripetere che molti francesi non amano gli occupanti tedeschi! E meno male che Michel e Flick dovrebbero essere due pezzi grossi della Resistenza, abilissimi nell'ingannare il nemico e furbi come faine!]. Non c'era stato tempo per ulteriori ricognizioni [Ok. Anche inviare un messaggio radio a Londra richiede troppo tempo?]. Se davvero gli uomini della Resistenza erano numericamente inferiori, rifletté Flick preoccupata, era molto improbabile che riuscissero ad avere la meglio su soldati tedeschi disciplinati e organizzati.</blockquote>
Tutto il passo è abbastanza traballante, ma ciò che ne consegue è chiaro: c'è la possibilità concreta che i nostri siano in inferiorità numerica, cosa che porterebbe al fallimento della missione. Non ci vuole un esperto di tattica per capire che andare all'assalto sperando di avere [CENSORED] , senza un'idea di quanti siano i nemici, è una cosa che semplicemente non si fa.
Ci si aspetterebbe che queste faine di partigiani mandino per lo meno una comunicazione a Londra per avvertire i superiori della cosa. Niente di tutto ciò. Nessuno pensa, nemmeno per un attimo, che sia magari il caso di annullare la missione o chiedere istruzioni.

Per farla breve, i tedeschi si rivelano essere davvero superiori di numero, la missione fallisce e, da quindici che erano, solo tre partigiani riescono a fuggire. Ed ora il pezzo forte. Ecco alcune delle considerazioni di Flick durante il disastro (grassetto mio):

<blockquote>[...] Le quattro guardie vicine al cancello vennero prese nel fuoco incrociato degli attaccanti che si trovavano all'interno della staccionata e di quelli che stavano in piazza, e furono falciate nel giro di pochi secondi. Restavano solo le due guardie sui gradini della scalinata [grazie caro, lo sappiamo che le scalinate sono fatte di gradini]. [...]
Ma le truppe nemiche all'interno dell'edificio avevano avuto il tempo di prendere le armi e correre alle porte e alle finestre, da dove cominciarono a sparare, capovolgendo di nuovo la situazione. <b>Era tutta una questione di numero</b>.
[...]Flick si rese conto con sgomento che nel castello c'erano molte più armi da fuoco del previsto
["con sgomento"? Ma ci pigliamo per il [CENSORED] ?!]. Pareva che stessero sparando da almeno una dozzina tra porte e finestre. [...]Antoinette non si era sbagliata a proposito del numero di soldati di stanza nell'edificio. <b>Era l'Mi6 che li aveva stimati in una dozzina, ma gli uomini della Resistenza ne avevano abbattuti di sicuro sei, e c'erano ancora almeno quattordici tedeschi che sparavano</b>.
Flick imprecò con forza. In una situazione come quella, <b>la Resistenza poteva avere la meglio solo con un'azione velocissima e una schiacciante superiorità numerica. Se non avessero ridotto subito il nemico all'impotenza, sarebbero stati guai seri</b>. Con il passare dei secondi, l'addestramento e la disciplina di un esercito regolare cominciano a fare la differenza. In un conflitto protratto, alla fine sono sempre le truppe regolari ad avere la meglio.
Al piano superiore del castello, il vetro di un'altra finestra andò in frantumi e una mitragliatrice cominciò a crepitare. Grazie alla posizione elevata fece una carneficina tra i partigiani ritiratisi nel parcheggio. Flick vide con orrore gli uomini cadere a uno a uno e giacere in un lago di sangue intorno alla fontana, finché ne rimasero solo due o tre
[ne rimasero due oppure tre? Di grazia, Ken, se non lo sai tu, chi dovrebbe saperlo?].
Disperata, capì che era finita. <b>Erano inferiori numericamente e la missione era fallita</b>. Sentì il gusto amaro della sconfitta salirle in gola
[qui i casi sono due: o Flick è tarda di comprendonio, oppure Follett pensa che lo siamo noi. Di quindici attaccanti ne rimangono solo due (o tre!), e l'autore sente il bisogno di <i>spiegare</i> ai suoi lettori che questo significa che la missione è fallita. Che schifo].</blockquote>
Ho evidenziato alcune parti per mostrare come l'autore abbia sottolineato più e più volte attraverso i pensieri del personaggio punto di vista che la superiorità numerica in questa scena è un aspetto essenziale dell'azione, fatto sul quale Follett ha sicuramente ragione; peccato si sia scordato che avrebbe dovuto far comportare i suoi personaggi di conseguenza anche <i>prima</i> dell'inizio dell'azione.
Non si tratta di un caso isolato. Il libro è pieno di situazioni in cui i personaggi agiscono in modo incoerente con l'ambientazione.

Un ultimo appunto in merito alla gestione della trama riguarda i colpi di scena (se così si possono chiamare). Definirli telefonati sarebbe come dire che il treno che aspetti da tre ore e un quarto è arrivato con un leggero ritardo. I più imprevedibili si indovinano "solo" una o due pagine prima, gli altri entro le prime cento pagine. Non ci sono sorprese: il destino di tutti i personaggi è già segnato non appena entrano in scena; come diceva un altro recensore su Goodreads, tutti i personaggi "giusti" sopravvivono, tutti quelli "sbagliati" hanno quello che si meritano e tutti quelli che ci rimangono indifferenti muoiono.
Non ci si chiede mai se i nostri eroi riusciranno alla fine a far saltare la centrale telefonica: si sa fin da subito che sarà così, anche perché si ripete più volte che sabotare la centrale è fondamentale per la buona riuscita del D-Day, e siccome non siamo in un'ucronia e tutti sappiamo com'è andato a finire il D-Day...
I buoni sono sempre un passo avanti ai cattivi, e la maggior parte delle volte è così per semplice [CENSORED] o grazie a "intuizioni" inverosimili: nei brutti libri i cattivi non sono <i>mai</i> dotati di intuito, mentre i buoni ne hanno sempre in quantità sovrannaturali. Questo libro è scritto così male che l'autore è riuscito a farmi provare simpatia per il cattivone nazista e la sua amante collaborazionista: poracci, non hanno mai avuto una possibilità.

Con difetti come questi, un ritmo serrato non basta a risollevare un romanzo.
L'idea di inserire in un romanzo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale una squadra di agenti segreti composta esclusivamente da donne (e un travestito) avrebbe potuto dare a "Le gazze ladre" una marcia in più. Ma Follett non riesce a mostrare con realismo la psiche dei personaggi femminili, e inoltre calca la mano fino a cadere nel ridicolo. Memorabile per comicità la scena in cui Flick, descritta come forte ma bassa e sottile - come la prima caratteristica possa sposarsi alle altre due rimarrà sempre un mistero - durante il primo attentato fallito si carica sulle spalle il marito ferito, molto più alto di lei, e non solo non stramazza al suolo, ma lo porta al riparo <i>correndo</i>!
Avrebbero potuto risollevare le sorti del libro anche i tentativi di filtrare il movimento della Resistenza attraverso gli occhi del nemico (Dieter Franck, l'ufficiale tedesco che cerca di catturare Flick e la sua squadra, si riferisce spesso ai partigiani come a terroristi e assassini), o di mostrare come in guerra anche i "bravi ragazzi" compiano azioni riprovevoli (Flick non esita a giustiziare una collaborazionista sparandole due volte alla nuca dopo averla catturata e immobilizzata). Ma si tratta di situazioni mai approfondite, archiviate con accenni così frettolosi da farle sembrare slegate da tutto il resto.

Un po' di prevedibilità in meno e avrebbe potuto essere un libro, seppur mal scritto, almeno divertente. Purtroppo non è stato così e l'unico suo pregio è che si legge in fretta.



Voto: <b>5.5/10</b>







N.d.H.: Mi sono chiesta se inserire questo romanzo nel Museo degli Orrori, ma alla fine mi sono detta che non fa così schifo da renderne insopportabile la lettura.

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L'ultima modifica di Haleth il Dom Apr 27, 2014 4:18 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Dom Apr 27, 2014 2:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

+smile

Ma se per vincere dovevano essere in "schiacciante superiorità numerica", non ce l'avrebbero fatta neppure in caso di correttezza delle informazioni dell'MI6, infatti 15 a 12 non mi sembra una maggioranza così schiacciante. +sorprese

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MessaggioInviato: Dom Apr 27, 2014 4:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Infatti, soprattutto considerando che si tratta di 15 persone <i>senza</i> un addestramento militare contro 12 soldati addestrati.

E poi non mi è molto chiara la storia dei "tre turni di dodici uomini ciascuno". Fa 36. Se anche sono solo 12 quelli di ronda, gli altri 24 non dovrebbero essere lontani... possibile che siano distaccati a Reims e si rechino a Sainte-Cécile ogni volta? Sarebbe piuttosto demenziale... ma su quello gli ho lasciato il beneficio del dubbio.

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MessaggioInviato: Dom Apr 27, 2014 7:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sì, avranno fatto il viaggio ogni volta. +ammiccanti

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MessaggioInviato: Lun Apr 28, 2014 12:46 am    Oggetto: Rispondi citando

Qualunque scusa è buona per rimpinguare il conto spese!

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